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Sassetta
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top
Contents
• Stile
• Opere
• Note
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Biografia
Il soprannome Sassetta è attestato solo dal mwgaSettecento e, sulle prime, sotto la forma di cognome. Così si trova per la prima volta nel mwgqPeccicite-ref-1[1]: Stefano Sassetta; ma il Pecci probabilmente trasse il nome da un'erronea lettura di documenti.
Nacque in data sconosciuta probabilmente a Siena, anche se ci sono ipotesi su una sua possibile nascita a mwhwCortona, come suggerito dalla comparsa del nome della città accanto a quello dell’artista in molti documenti. Si ignora del tutto l’ambito della sua formazione artistica. Di lui si hanno comunque le prime notizie a mwiaSiena, nel mwiq1423. Pittore riconosciuto e apprezzato dai contemporanei, come dimostrano le committenze nel mwigduomo, nel mwiwpalazzo pubblico e su una porta di accesso della città, fu maestro di molti discepoli. Trascurato dai critici d’arte per molti anni fu rivalutato solo agli inizi del mwjaXX secolo. mwjqJohn Pope-Hennessy osservò come fosse stato cacciato in un obbrobrioso angolo dal mwjgCrowe e dal mwjwCavalcaselle l'artista che, siamo nel 1939, è il più familiare dei pittori italiani. cite-ref-2[2] Oggi è considerato il maggiore esponente della mwlapittura senese della prima metà del mwlqQuattrocento.
La prima opera
La prima opera certificata è la pala di altare realizzata per il Palazzo dell’mwoaArte della Lana. Commissionata nel 1423, di questa opera composita rimangono solo pochi pannelli dispersi in vari musei, anche se molti di essi si trovano nella mwoqPinacoteca Nazionale di Siena. Dai frammenti rimasti si nota un pittore molto legato alla tradizione della mwogpittura senese, in particolare a quelle di mwowPietro e mwpaAmbrogio Lorenzetti, ma sensibile alle sperimentazioni del mwpqRinascimento fiorentino, certamente note al pittore. Così nella mwpgPreghiera di san Tommaso della mwpwPinacoteca Vaticana si vede un’articolazione degli spazi architettonici complessa e unica, che vuole anche trasmettere l’austerità e il rigore religioso del santo, attraverso il pancale e il leggio spogli resi in prospettiva. Molto articolati gli spazi della chiesa nella scena del mwqaMiracolo eucaristico dove le figure sono oltretutto volumetriche. Anche nell’mwqqUltima Cena le figure sono volumetriche e disposte in una precisa simmetria. Nel mwqgSant’Antonio colpito dai demoni la scena principale passa quasi in secondo piano rispetto ai dettagli naturalistici del paesaggio e al cielo con le striature bianche, il primo forse di tutta la pittura italiana a noi pervenuta. Infine, la scena concitata dell’mwqwEsecuzione di un eretico mostra, oltre ad accurati dettagli naturalistici, una sperimentazione di movimenti e posizioni umane e animali che ricorda quella messa in atto da mwraPaolo Uccello. Sono tutti elementi che richiamano alle innovazioni sperimentate dall’ambiente fiorentino di quegli anni.
La Madonna della Neve
Un’altra opera importante è la mwuamwuqPala della Madonna della neve commissionata nel mwug1430 per l’altare di san Bonifacio nel mwuwDuomo di Siena e terminata nel mwva1432 secondo documenti a noi pervenuti. La tavola raffigura la mwvqMadonna in trono e quattro santi e, nella predella, mwvgStorie della fondazione di mwvwSanta Maria Maggiore). Oggi è esposta nella mwwaGalleria degli Uffizi (mwwqdonazione Contini-Bonacossi), a mwwgFirenze. Qui l’artista mostra una maturazione verso uno stile più equilibrato ed elegante. Le figure sono esili e dalle movenze e posture raffinate, ma ancora una volta l’opera tradisce l’influenza fiorentina nella studiata disposizione dei santi a semicerchio nello spazio, mentre le posizioni delle mani e delle braccia di Maria assecondano tale disposizione. Anche la disposizione degli angeli in alto, raffigurati dal basso con quell’ardito stendere le braccia per incoronare Maria è un vezzo estraneo alla cultura senese.
A Sansepolcro
L’opera più importante è sicuramente il mwzwmwaaPolittico di Borgo San Sepolcro, realizzato per la mwaqChiesa di San Francesco di mwagSansepolcro tra il mwaw1437 e il mwba1444. Era il complesso d'altare più grande del mwbqQuattrocento italiano, composto da 48 tavole disposte su due facce (forse oltre 50 se si ipotizzano anche pilastrini laterali). Disperso nell'mwbgOttocento, ne sono state ritrovate circa la metà. Alla mwbwMadonna in trono e quattro santi sulla faccia anteriore, corrisponde l’mwcaEstasi di san Francesco e otto scene della sua vita su quella posteriore. In questa tavola lo stile dell’artista si acuisce ulteriormente in senso gotico, le figure diventano più raffinate e le posture più eleganti e aristocratiche, le impostazioni lorenzettiane sembrano deviare verso lo stile di mwcqSimone Martini, andando incontro a quella mwcgtradizione senese riluttante ad adattarsi a incorporare le mwcwinnovazioni fiorentine. Anche quelle ardite sperimentazioni di spazialità che trovavamo nella mwdaMaestà degli Uffizi, come la disposizione a semicerchio dei santi o la raffigurazione dal basso degli angeli, non sono più presenti, seppure l’opera intera e le singole scene non regrediscano nel conferimento del senso di profondità.
Le molte versioni della Madonna dell’Umiltà
Le numerose versioni di mwgaMadonna dell’Umiltà pervenuteci dall’artista permettono, meglio di altre opere, di apprezzare l’evoluzione stilistica del Sassetta. La tavola di mwgqVenezia (1430 circa) ha una volumetria e monumentalità figurativa tipica dell’arte dei mwggfratelli Lorenzetti e riconducibile a quella della coeva mwgwMadonna della Neve. Le successive tavole della mwhaPinacoteca Vaticana (mwhq1433) e di mwhgCortona (1435 circa) fanno trasparire una diversa delicatezza, pur non tradendo la monumentalità delle prime opere dell’artista. Con le tavole di mwhwWashington (1435-1440), mwiaSiena (1438), mwiqPittsburgh (1440 circa) e mwigZagabria (1440 circa) le figure della Madonna e del Bambino diventano snelle e affusolate, per poi assumere quella grazia mwiwMartiniana nella tavola di mwjaGrosseto (1445 circa) che è probabilmente un lacerto derivato da una Maestà piuttosto che da una Madonna dell’Umiltà. Le due versioni più tarde, esposte a mwjqNew York e mwjgBerlino (1445-1450), assumono un’astrazione figurativa che allontana ulteriormente lo stile dell’artista dal mwjwnaturalismo fiorentino, esemplificata dalla forma a uovo della testa della Vergine, dal colore pallido del suo viso, dalle guance rosse, dalle ridotte dimensioni degli angeli.
Il Sassetta morì nel 1450, per una mwkqpolmonite contratta lavorando all'affresco dell'Incoronazione della Vergine sulla mwkgporta Romana di mwkwSiena. L'opera fu poi terminata dal suo allievo mwlaSano di Pietro.
Stile
Il suo stile sospeso tra mwngGotico e mwnwRinascimento è caratterizzato dai tratti allungati dei personaggi e dall'uso costante dello sfondo dorato. Artista ancorato alla mwoatradizione gotica senese, è caratterizzato da notevolissimi interessi prospettici e naturalistici, sia nelle scene principali che nelle tavole di mwoqpredella, sviluppatisi praticamente in contemporanea alle opere di mwogMasaccio e del primo mwowPaolo Uccello a mwpaFirenze, dove probabilmente si recò in gioventù.
Tali sperimentazioni in senso rinascimentale sono più marcate nelle prime fasi di attività dell’artista, per poi andare man mano affievolendosi con gli anni, per non tradire quello mwpgstile senese che aveva ancora come principale punto di riferimento mwpwSimone Martini. Per questo motivo, per usare un’espressione cara a Longhi, il Sassetta è forse il principale esponente del “rinascimento umbratile” senese di primo mwqaQuattrocento, ovvero dello stile gotico senese ombreggiato di rinascimento fiorentino. Le sue ardite sperimentazioni rinascimentali di gioventù testimoniano un artista capace, abile nell’integrare la mwqqtradizione senese con le mwqginnovazioni fiorentine, in maniera misurata, senza mai mettere in secondo piano la tradizione stilistica della sua città. Per questo motivo mwqwCesare Brandi descrive il Sassetta come un “senese minutissimo, ma pieno di segreti pensieri ed infedeltà mentali, che non dice tutto quello che sa, ma ben sa tutto quello che dice”.
Con il trascorrere degli anni, il Sassetta volle attenuare le sue sperimentazioni in modo consapevole, forse per non disdegnare i gusti di una città e di una committenza ancora non in grado di accettare di doversi adeguare allo stile della vicina e antagonista Firenze.
Opere
• mwsaCristo a mezzo busto benedicente e mwsqcrocifissione tra i dolenti, 1420-23, miniature del mwsgMissale Romanum, depositato nella mwswBiblioteca Comunale degli Intronati di mwtaSiena.
• mwtgTrittico dell'Arte della lana, 1423, opera dispersa, dedicata all'mwtwEsaltazione del Santissimo Sacramento, di cui restano:
• 2 frammenti della tavola principale distrutta (raffigurava mwugAngeli in volo coll'ostensorio) con mwuwCastello in riva al mare e mwvaCittà in riva al mare, mwvqSiena, mwvgPinacoteca Nazionale;
• 8 tavole dai pilastrini con mwwaSanti, Siena, Pinacoteca Nazionale;
• 2 cuspidi con mwwgProfeti, Siena, Pinacoteca Nazionale;
• 6 tavole della predella in vari musei:
• mwxgVisione di san Tommaso d'Aquino, Roma, mwxwPinacoteca Vaticana;
• mwyqSan Tommaso ispirato dalla mwygcolomba dello Spirito Santo, mwywBudapest, Szépművészeti Múzeum;
• mwzqSant'Antonio battuto dai diavoli, Siena, Pinacoteca Nazionale;
• mwzwIstituzione dell'mw0aEucaristia, Siena, Pinacoteca Nazionale;
• mw0gUn miracolo dell'Ostia consacrata (la morte di mw0wJohn Wycliffe?), mw1aBarnard Castle, The Bowes Museum, UK;
• mw1wil rogo dell'eretico Nicola (o di mw2aJan Hus), mw2qMelbourne, mw2gNational Gallery of Victoria).
• mw3amw3qPala della Madonna della neve (1430-1432) raffigurante mw3gMadonna in trono e quattro santi e, nella predella, mw3wStorie della fondazione di mw4aSanta Maria Maggiore), mw4qGalleria degli Uffizi (mw4gdonazione Contini-Bonacossi), mw4wFirenze (originariamente nel Duomo di Siena).
• 3 frammenti dal perduto mw5qCrocifisso della mw5gchiesa di San Martino in Siena, con mw5wMadonna dolente, San Giovanni dolente, San Martino a cavallo dona il mantello al povero (1433), tutti a Siena, mw6aCollezione Chigi-Saracini (proprietà del mw6qMonte dei Paschi di Siena).
• mw6wViaggio e Adorazione dei Magi (1435 circa), tavola divisa in due parti:
• mw7gViaggio dei Magi, mw7wMetropolitan Museum of Art, mw8aNew York;
• mw8gAdorazione dei Magi, mw8wCollezione Chigi-Saracini (proprietà del mw9aMonte dei Paschi di Siena).
• mw9gmw9wPolittico di Borgo San Sepolcro, realizzato per la mw-aChiesa di San Francesco di mw-qSansepolcro tra il 1437 e il 1444. Era il complesso d'altare più grande del Quattrocento italiano, composto di più di 50 tavole disposte su due facce. Disperso nell'Ottocento, ne sono state ritrovate circa la metà:
• Faccia Anteriore:
• mwaqqSan Giovanni Battista, mwaquBeato francescano Ranieri Rasini, mwaqyVilla I Tatti, mwaqcCollezione Berenson (proprietà dell'mwaqgUniversità di Harvard), mwaqkSettignano, mwaqoFirenze;
• 3 mwaqwStorie del eato Ranieri Rasini nella predella (erano originariamente 6) divise tra mwaq0Louvre, mwaq4Parigi (2 tavole) e mwaq8Gemaldegalerie, mwaraBerlino (1 tavola)
• unica cuspide ritrovata: mwariSant'Agostino leggente, in collezione privata.
• Faccia Posteriore:
• mwarySan Francesco in gloria, mwarcVilla I Tatti, mwargCollezione Berenson (proprietà dell'mwarkUniversità di Harvard), mwaroSettignano, mwarsFirenze;
• 7 mwar0Storie di san Francesco a Londra, mwar4National Gallery; la numero 8 (mwar8mwasaSposalizio mistico di san Francesco), è nel mwaseMuseo Condé, mwasiChantilly.
• 3 mwasqStorie della Passione di Cristo nella predella (erano originariamente 6), mwasuInstitute of Arts, mwasyDetroit;
• 4 tavole superstiti dei pilastrini raffiguranti mwasgSan Lorenzo e mwaskSanto Stefano, mwasoMuseo Pushkin, mwassMosca, mwaswSan Cristoforo mwas0Museo del Tesoro di San Francesco, mwas4Assisi e altro santo (collezione privata);
• mwataMadonna dell'Umiltà, varie versioni nelle seguenti collezioni:
• mwatmFondazione Giorgio Cini di mwatqVenezia (1430 circa),
• mwatyMuseo Diocesano di mwatcSiena (1430 circa),
• mwatkPinacoteca Vaticana di mwatoRoma (1433 circa),
• mwatwMuseo Diocesano di mwat0Cortona (1434 circa),
• mwat8National Gallery of Art di mwauaWashington (1435-1440),
• mwauiPinacoteca nazionale di mwaumSiena (1438),
• mwauuMuseo dell'Opera della Metropolitana di mwauySiena (1430-1440),
• mwaugThe Frick Art Museum di mwaukPittsburgh (1440 circa),
• mwausStrossmayerova Galerija di mwauwZagabria (1440 circa),
• mwau4Museo d'arte sacra di mwau8Grosseto (1445 circa),
• mwaveMetropolitan Museum of Art di mwaviNew York (1445-1450),
• mwavqGemäldegalerie di mwavuBerlino (1445-1450),
• mwavcMuseo Amedeo Lia di mwavgLa Spezia (data?).
• mwavoIncoronazione della Vergine, affresco staccato dalla Porta Romana e oggi collocato in mwavscontrofacciata della mwavwBasilica di San Francesco di mwav0Siena, 1447-50.
• mwav8mwawaMadonna col Bambino e santa Caterina
Note
cite-note-11. ↑ Giovanni Antonio Pecci, mwawcRelazione delle cose notabili ecc., Siena, 1752, p.mwawg 93
cite-note-22. ↑ John Pope Hennessy, mwawwSassetta, Chatto & Windus, London 1939, Introduzione, I
Bibliografia
• mwaxaLuciano Bellosi, mwaxeCollezione Chigi-Saracini - Sassetta e i pittori toscani tra XIII e XV secolo, a cura di Luciano Bellosi e Alessandro Angelini, Studio per edizioni scelte, Firenze 1986
• mwaxmBernard Berenson, mwaxqSassetta, Firenze 1946
• mwaxyEnzo Carli, mwaxcSassetta's Borgo San Sepolcro Altarpiece, in: mwaxgmwaxkThe Burlington Magazine 43, 1951, 145 ss.
• Enzo Carli, mwaxsSassetta e il «Maestro dell'Osservanza», Milano, Giunti-Martello 1957
• Enzo Carli, mwax0I Pittori senesi, Milano 1971
• John Pope-Hennessy, mwax8Sassetta, Londra 1939
• John Pope-Hennessy, mwayeRethinking Sassetta, in: mwayiThe Burlington Magazine 98, 1956, 364 ss.
• mwayqFederico Zeri, mwayuTowards a Reconstruction of Sassetta's Arte della Lana Triptych, in mwayyThe Burlington Magazine 98, 1956, 36 ss.
• Keith Christiansen, in mwaykLa Pittura a Siena nel Rinascimento (trad. del catalogo della mostra del 1988 di New York, mwayoMetropolitan Museum), Milano, Silvana editoriale, 1989
• Machtelt Israëls, mwaywSassetta's Madonna della Neve. An image of patronage, Leiden 2003, ISBN 90-74310-92-3
• mway8Sassetta: the Borgo San Sepolcro altarpiece, edited by Machtelt Israëls, Villa I Tatti, the Harvard University Center for Italian Renaissance Studies, Florence; Primavera Press, Leiden, 2009
• Machtelt Israëls, schede delle opere in mwazeDa Jacopo della Quercia a Donatello: le arti a Siena nel primo Rinascimento (catalogo della mostra di Siena), Motta editore, Milano, 2010.
• Giulietta Chelazzi Dini, Alessandro Angelini, Bernardina Sani, Pittura Senese, Motta editore, Milano, 2002
• Alessandro Bagnoli (a cura di), Il Sassetta e il suo tempo. Uno sguardo sull'arte senese del primo Quattrocento (catalogo della mostra di Massa Marittima), Centro Di, Firenze, 2024.
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Collegamenti esterni
• citereftreccani-itSassétta, Stefano di Giovanni detto il, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaEmilio Cecchi, SASSETTA, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1936.
• citerefsapere-itSassétta, Stèfano di Giovanni, detto il-, su sapere.it, De Agostini.
• citerefbritannica-com(EN) Sassetta, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefdbiGabriele Fattorini, STEFANO di Giovanni, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 94, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2019.
• citerefopen-library(EN) Opere di Sassetta, su Open Library, Internet Archive.
• mwazoMusei senesi:Sassetta
• mwazwCatalogo di URBS (Unione Biblioteche Scientifiche di Roma), su reteurbs.org. URL consultato il 1º dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 12 settembre 2011).